Torcicollo congenito miogeno

E’ la forma più frequente di torcicollo congenito.  E’ determinato dalla retrazione fibrosa del muscolo sterno-cleido-mastoideo di un lato.

Lo sternocleidomastoideo è un muscolo costituito da  quattro capi:

  • il cleido-mastoideo, il capo profondo, teso dal terzo interno della clavicola all’apofisi  mastoidea;
  • il cleido-occipitaleche ricopre la maggior parte del cleido-mastoideo e la cui inserzione si      inserisce sulla linea curva dell’occipite;
  • lo sterno-occipitale;
  • lo sterno-mastoideo,  questi ultimi due hanno inserzione per mezzo di un tendine comune sul      bordo superiore del manubrio sternale.

Lo sterno occipitale va a raggiungere le inserzioni del cleido-occipitale sulla linea curva superiore; quanto allo sterno-mastoideo, si fissa sul bordo superiore e quello anteriore dell’apofisi mastoidea.

L’accorciamento e la minore elasticità del capo sternale e/o clavicolare fissa il capo in un atteggiamento caratteristico : flessione  verso   il lato affetto e rotazione verso il lato opposto.

Sembra ci sia maggior incidenza nel lato destro e nel sesso femminile.

La causa sembra sia determinata da un anormale posizione del feto nella cavità uterina che determina  un’ischemia del muscolo e di conseguenza la trasformazione del tessuto  muscolare in tessuto fibroso e il risultato evidente è la retrazione.

Ci sono altre teorie che spiegano l’origine del torcicollo congenito.

Quella traumatica (retrazione fibrosa di ematomi intramuscolari determinati da strumenti o manovre ostetriche nei parti distocici).

Infiammatoria (per riscontro della deformità in nati da gravidanze complicate con processi infiammatori).

Embrionaria (da ipoplasia  unilaterale dello sterno- cleido- mastoideo, per vizio di prima formazione).

I sintomi riscontrati sono determinati da:

– Inclinazione obbligata del capo verso il lato colpito e contemporanea rotazione verso il lato opposto;

– possibilità di palpare il fascio muscolare affetto che, nei tentativi di correggere passivamente  l’atteggiamento coatto del capo, si tende come una corda sotto la cute;

– emiatrofia dello scheletro cranio-facciale della metà corrispondente;

– eventuale scoliosi cervicale, secondaria al persistere della malformazione.

Il trattamento è chirurgico nei casi gravi e nei casi in cui è indicato deve essere precoce per evitare l’aggravarsi e lo strutturarsi delle alterazioni cranio-facciali,  descritte sopra.

Nei casi più lievi il trattamento consiste in sedute di  riabilitazione motoria.

Torcicollo miogeno congenito lieve.

Nel torcicollo miogeno si osservano due componenti quella rotatoria e quella inclinatoria del capo.

Nei casi lievi spesso è presente solo la componente  inclinatoria  del capo ( il capo risulta inclinato dal lato della retrazione),  mentre quella rotatoria è molto lieve.

Il capo non è fisso e può essere mobilizzato e ruotato passivamente da entrambi i lati, senza evidenti resistenze o con resistenze lievi.

Sono  comunque presenti le alterazioni  a livello cranio-facciale,  che sono state menzionate sopra.

L’iter riabilitativo dovrebbe prevedere, prima di tutto, una ecografia del muscolo per evidenziare l’effettiva contrattura, anche se a volte la fibrosi non si evidenzia subito.

L’indicazione terapeutica è quella di eseguire delle sedute di riabilitazione motoria, sarebbe più indicato affidarsi ad un terapista  specializzato in età evolutiva  (terapista della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva).

Il quale oltre a eseguire il trattamento,  fornirà  indicazioni ai genitori sia a livello riabilitativo (allungamenti da eseguire a casa, ecc) ma  anche relativamente alla  cura posturale del bambino (quali posture sono indicate  e quali  intervengono positivamente nella cura del torcicollo e quali invece evitare, come stimolare adeguatamente il bambino, ecc).

Il trattamento riabilitativo, eseguito dal terapista consiste :

Mobilizzazioni e allungamento passivo e attivo del muscolo sterno-cleido-mastoideo.

Cura posturale: indicare ai genitori le posture che spontaneamente favoriscono l’allungamento del muscolo e che agiscono correggendo le deformazioni cranio-facciali determinate dal torcicollo.

Per esempio: durante i riposini giornalieri del bimbo, posizionarlo in decubito laterale con il lato dove il muscolo è retratto rivolto verso l’alto, utilizzando un cuscino per l’allattamento o  un asciugamano arrotolato, posizionato dietro la schiena, per fargli mantenere la posizione.

Questo favorisce l’allungamento del muscolo e permette di intervenire sulle alterazioni cranio-facciali perché il bambino appoggia con il capo dal lato opposto, il terapista può, trazionando delicatamente la spalla verso il basso e indietro,  favorire ulteriormente l’allungamento del muscolo perché ne allontana i capi articolari.

Quando il bambino è in posizione supina sulla culla, carrozzina o sdraietta, si può utilizzare un piccolo asciugamano arrotolato, per creare uno spessore che mantenga più allineato il capo.

Si può posizionare  il neonato per pochi  minuti in postura prona, con il capo ruotato verso il lato della contrattura ( lo sternocleidomastoideo ha una tripla azione inclina il capo dal lato della contrazione e lo ruota verso il lato opposto e estende il capo) ruotare in posizione prona il capo dal lato della contrattura, permette di far  rilasciare il muscolo retratto, perché in questo movimento è il controlaterale che si contrae  e guadagnare gradi a livello articolare sulla rotazione del capo dal lato compromesso, che spesso non è completa.

Si può mantenere il bambino in posizione prona, (con un piccolo asciugamano arrotolato sotto il cavo ascellare, per farlo faticare di meno) con il  capo sollevato dal piano di appoggio e allineato, perché in questa postura la muscolatura posteriore del collo si contrae per estendere il capo, mentre quella anteriore si deve rilasciare( quindi anche lo sterno-cleido-mastoideo) e il bambino esegue un allungamento attivo del muscolo.

L’allungamento del muscolo può essere svolto anche in posizione supina.

Oltre all’allungamento dello sterno-cleido-mastoide, bisogna considerare che spesso anche i muscoli scaleni, si accorciano perché in stretto contatto con il muscolo retratto.

Col la crescita del bambino e l’acquisizione di nuove competenze, tra cui  un maggior controllo del capo , possono essere svolti altri tipi di  esercizi.

E’ indicato cominciare molto presto la terapia, che dovrebbe essere svolta almeno tre giorni a settimana con il terapista e poi a casa, con le indicazioni fornite ai genitori.

Nei casi di torcicollo congenito lieve, i miglioramenti sono spesso visibili  dopo pochi giorni e la prognosi è favorevole, ma i genitori devono essere informati del fatto che si possono ripresentare delle “ricadute”, in alcuni casi:

-nel momento in cui il bambino acquisisce una nuova postura antigravitaria ( postura seduta, in piedi…);

-quando il bambino è malato;

-quando il bambino è particolarmente stanco.

Questi fenomeni dovrebbero scomparire, mano a mano che il bambino diventa più grande.

Inoltre è importante sottolineare, nonostante non vi siano ancora  studi scientifici al riguardo, che molto spesso nei bambini con torcicollo miogeno congenito, si evidenzia un lieve ritardo nello sviluppo motorio.

Sono spesso bambini, poco reattivi, che dormono molto (anche tutta la notte) già da piccolissimi, che presentano spesso un tono muscolare lievemente diminuito e che presentano una motricità spontanea poco ricca.

E’ importante quindi fornire indicazioni ai genitori, su come stimolare adeguatamente il bambino e seguirlo nelle fasi dello sviluppo.

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